Perché le nostre strutture gonfiabili non hanno tiranti

Un allestimento gonfiabile senza tiranti è innanzitutto una preoccupazione in meno: in uno stadio o su un circuito, ogni cavo teso a terra è un rischio e una perdita di spazio. Ecco come si fa a farne a meno.

Il tirante: quella cosa scontata che ormai nessuno mette più in discussione

Una scenografia di tre metri posizionata ai margini di un prato o di una pista, va “fissata con dei tiranti”. È una reazione istintiva. Quattro cinghie, quattro picchetti o quattro zavorre decentrate, e la struttura regge.

Il fatto è che queste quattro cinghie creano un perimetro. Impediscono il passaggio, costringono a delimitare l’area e finiscono per essere strappate dal pubblico che si avvicina troppo. E nei luoghi dove non si può forare il terreno (prato durante la stagione, pista, piazzale dello stadio, asfalto nuovo), impongono dei pesi spostati che occupano ancora più spazio.

Il sistema di tiranti non è un problema tecnico. È un problema operativo: occupa spazio proprio dove lo spazio è limitato.

Un allestimento gonfiabile senza tiranti: il peso va messo all’interno

Il pallone da rugby di 3 metri consegnato al Rugby Club Vannes poggia su una base in PVC flessibile rinforzato e impermeabile, che contiene 80 chili di zavorra e ospita il sistema di gonfiaggio e l’illuminazione. Non sporge nulla. L’ingombro a terra dell’allestimento corrisponde esattamente alle sue dimensioni e non richiede alcun sistema di tiranti, antiestetico e pericoloso per il pubblico.

Questa base cambia tre cose tutte in una volta. L’allestimento può essere posizionato contro un corrimano, in un angolo o in mezzo al flusso di spettatori. Si monta e si smonta da solo. E non presenta alcun punto di aggancio sulle gambe, che è la prima causa di incidenti su una struttura per eventi.

Un passo oltre: fare a meno anche del cavo

Al Rally di Monte Carlo, il problema non riguardava più i tiranti, ma l’alimentazione. La struttura doveva essere montata sul percorso delle auto, nella super-speciale. Era impensabile posare un cavo elettrico sotto le gomme delle auto.

La soluzione è stata una struttura completamente autonoma, gonfiabile e retroilluminata, senza alcun collegamento alla rete elettrica. Lo stesso principio del contrappeso interno, applicato all’energia: tutto ciò di cui l’allestimento ha bisogno è già nell’allestimento stesso.

Come si comporta nella pratica

I dati relativi al pallone RCV danno un’idea di cosa ci si aspetta da una struttura di queste dimensioni:

- meno di un minuto per gonfiarlo, con una sola presa
- 20 decibel di rumore del compressore, cioè al di sotto della soglia di percezione in uno stadio
- 10.000 lumen di retroilluminazione, colore regolabile con il telecomando
- grado di protezione IP65 per i componenti elettrici
- omologazione per l’illuminazione, resistenza al vento e alla pioggia

È proprio questo che permette a un allestimento di restare al suo posto per tutto il weekend di gara, all’aperto, senza sorveglianza e senza che nessuno debba intervenire.

Per l'organizzatore, la vera domanda

Quando valuti il design del tuo sito, la domanda da farti non è solo «quante misure ha». È:

- Qual è la sua ingombro effettivo a terra, compresi tiranti e zavorre? O, più semplicemente: “Quanto spazio ho davvero a disposizione?”
- Quante persone ci vogliono per montarlo e smontarlo?
- Di quanta energia ha bisogno e dove passa il cavo?
- Cosa succede se piove, se c’è vento o se il pubblico si appoggia contro?

In uno spazio limitato – e lo sono tutti – queste quattro risposte spesso contano più dell’altezza delle scenografie.

Ed è proprio in quel momento che Hurrah fa la differenza, perché ci permette di rispondere alla domanda senza ombra di dubbio.

Ogni progetto Hurrah parte proprio da questi vincoli prima ancora di parlare di forma. La progettazione, la produzione e l’installazione avvengono in Bretagna, e lo studio tecnico – note di calcolo, omologazione – fa parte del dossier.

Condividi questa pagina